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Il mondo delle piante

Il frutto

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Caratteristiche generali del frutto

Il frutto è una struttura importante per la protezione dei semi e la loro disseminazione. Il frutto, o pericarpo, deriva dalla trasformazione delle pareti dell'ovario ed è tipico delle Angiosperme (dal greco engenion, che significa involucro, serbatoio, e sperma, che vuol dire seme, quindi letteralmente "seme con involucro"). Nel frutto si possono riconoscere tre parti fondamentali procedendo dall'esterno verso l'interno: l'epicarpo, il mesocarpo e l'endocarpo, che racchiude il seme.

Caratteristiche generali del frutto

Frutti secchi deiscenti

Quando il frutto, giunto a maturità, diventa duro e legnoso, si parla di frutti secchi. Questi possono aprirsi in vario modo per liberare i semi contenuti al loro interno e vengono detti deiscenti. Sono esempi la capsula poricida del papavero, la capsula deiscente della silene, il follicolo della peonia, il legume (o baccello), e la siliqua, che si differenzia dal precedente per la presenza di un falso setto (replo) su cui sono attaccati i semi. La siliqua è tipica di Crucifere e Leguminose.

Frutti secchi deiscenti

Frutti secchi indeiscenti

I frutti secchi che non si aprono sono detti indeiscenti. In questo caso il seme rimane avvolto e protetto dal pericarpo, anche in fase di disseminazione. Ne sono esempi l'achenio delle Composite e dei ranuncoli. Nelle composite, spesso, l'achenio è fornito da una serie di lunghe setole, chiamata pappo, che serve per la disseminazione per mezzo del vento (anemocora) e che deriva dal calice fiorale. Altri esempi sono la samara del frassino, la cariosside delle Graminacee, la noce, o nucula, del nocciolo, e la ghianda delle querce.

Frutti secchi indeiscenti

Frutti carnosi e falsi frutti

Nei frutti carnosi il pericarpo diventa spesso e succoso. È questa una strategia di disseminazione per mezzo degli animali (zoocora), in quanto il frutto è adatto ad essere mangiato e quindi i semi dispersi altrove. Alcuni frutti carnosi sono in realtà dei falsi frutti perchè la parte carnosa deriva da una modificazione del ricettacolo fiorale. Ne è un esempio il pomo, tipico di molte Rosacee, come pere e mele. In questi casi il vero frutto è il torsolo.

Frutti carnosi e falsi frutti

Frutti aggregati e infruttescenze

I frutti aggregati derivano da più pistilli dello stesso fiore che restano uniti anche a maturità. La mora del rovo e la fragola sono esempi di frutti aggregati. Le infruttescenze, invece, sebbene possano in molti casi sembrare simili ai precedenti, derivano da pistilli di fiori diversi che formavano un'infiorescenza. Ne sono esempi il sorosio del gelso e il siconio, o sicono, del fico.

Frutti aggregati e infruttescenze

Strobili fruttiferi delle conifere

Le Gimnosperme (dal greco gymnos, nudo) producono strutture che possono sembrare frutti, ma in realtà non lo sono perchè non derivano dalla trasformazione di un ovario. Si parla invece di strobili e sono formati da foglie strasformate disposte a spirale su un asse ingrossato. Le squame possono avere forma e consistenza diversa. Lo strobilo fruttifero più conosciuto è il cono, tipico di pini e abeti, dove le squame sono lunghe e appiattite. In altre Conifere le squame sono a forma peltata (a forma di scudo) e i loro margini aderiscono fortemente. Questo tipo di cono è chiamato galbulo. Nei galbuli del ginepro le squame sono carnose e concrescono (i loro margini si saldano), potendo assomigliare a delle bacche. Nel tasso, invece, si ha uno sviluppo del tegumento del seme (lo strato protettivo esterno), che diventa carnoso e vivacemente colorato di rosso. Questa struttura è chiamata arillo, o formazione arillare.

Strobili fruttiferi delle conifere


Riferimenti

  • Judd W.S., Campbell C.S., Kellogg E.A. Stevens P.F., 2002. Botanica Sistematica. Un approccio filogenetico. Piccin Nuova Libraria
  • Gerola F.M., 1998. Biologia vegetale. Sistematica filogenetica. Terza edizione. UTET
  • Tonzig S., Marrè E., 1983. Botanica generale. Morfologia e fisiologia vegetali. Parte Prima. Terza edizione. Casa Editrice Ambrosiana


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