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Nel 1479 Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia unirono le loro Corone in quella di Spagna, il Regno di Sardegna divenne così spagnolo.

Il periodo spagnolo dell'isola, che durò in tutto circa quattro secoli, è considerato come un epoca piuttosto infelice. L'isola era sotto il controllo di un viceré, con un regime di tipo feudale, e il Parlamento sardo, convocato ogni dieci anni, aveva rilevanza pressoché nulla. L'isola visse un lungo periodo di isolamento dai fermenti culturali italiani, di decadenza, attacchi barbareschi, carestie, malaria e diverse epidemie di peste. Nel 1668 a Cagliari scoppiò una rivolta guidata dalla nobiltà cagliaritana e lo stesso viceré , il Marchese di Camarassa, venne assassinato. La vicenda si chiuse con processi, arresti, condanne a morte.

Unico aspetto positivo si ebbe in campo artistico, con lo sviluppo dell'architettura e dell'arte sacra. Furono edificate infatti numerose chiese tardogotiche, rinascimentali e barocche, e si sviluppò a Cagliari la Scuola di Stampace, che ci ha lasciato dei bellissimi retabli.

Nel 1700, morto Carlo II senza eredi, si aprì la guerra di successione spagnola.

 

Testo di Francesca Tolu

 

Dall'arrivo dell'uomo all'Età del Rame

La Civiltà Nuragica

L'arrivo di nuovi popoli

I Giudicati

Il dominio spagnolo

Breve parentesi austriaca e periodo sabaudo

La Sardegna italiana

Riferimenti Bibliografici

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